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“Da Creato a Creatore: Riflessioni sull’uso dell’approccio sistemico come strumento di prevenzione in coppie giovani non cliniche con bambini”

 

Iliana Sardi  (ex allieva Iscra di Cesena)

 

Abstract

 

Il presente lavoro fa parte di un progetto dell’Istituto Modenese di Psicoterapia Sistemica e Relazionale (Iscra) che a sua volta fa parte di un progetto a livello europeo promosso dall’European Family Therapy Association (EFTA) diretto da Mauro Mariotti, Maria Borsca, Michel Maestre e Peter Stratton. Il progetto EFTA propone l’uso di approcci sistemici per migliorare la qualità della vita in famiglie non-cliniche con bambini piccoli. Analogamente, il presente lavoro rappresenta una riflessione sull’idea che la psicoterapia sistemico-familiare può costituire uno strumento di prevenzione in famiglie non-cliniche con bambini piccoli. Si presentano due percorsi diversi della stessa coppia. Il primo percorso è stato un percorso di ricerca che mette in prova l’intervento sistemico come strumento di prevenzione. Alla conclusione del percorso di ricerca – e dopo una comparsa di sintomi depressivi della coniuge – la coppia ha iniziato un percorso di terapia ad hoc, individuale prima e di coppia poi. Durante il percorso di ricerca abbiamo utilizzato quattro strumenti: lo Score 15, il Relazionale Style Profile Couple (RSPc), il Genogramma 3D (Geno 3D) e la Storia Meglio Formata (BFT). Durante il percorso di terapia abbiamo utilizzato il Disegno Congiunto. L’enfasi del presente lavoro si pone sui cambiamenti più significativi in merito ai sintomi depressivi della coniuge osservati durante la somministrazione del Disegno Congiunto. inoltre, si presentano il Geno 3D e l’RSPc.

 

The present paper is a part of a project directed by the Modenese Institute of Systemic and Relational Psychotherapy (Iscra), which in its turn is a part of a larger European project promoted by the European Family Therapy Association (EFTA) and directed by Mauro Mariotti, Maria Borsca, Michel Maestre e Peter Stratton. EFTA’s project proposes the use of systemic approaches in order to improve the quality of life in non-clinical families with small children. Similarly, the present paper represents a reflection of the idea that systemic-family therapy could become a prevention tool in non-clinical families with small children. Two different paths of the same couple are discussed. The first one is a research path that tests the systemic intervention as a prevention tool. At the end of the research path – and after the appearance of depressive symptoms of the wife – the couple started an ad hoc therapy, first individual and then couples. During the research meetings we used four tools: Score 15, Relational Style Profile Couple (RSPc), Genogram 3D (Geno 3D) e Better Formed Story (BFT). During therapy we used the Joined Drawing. The paper focuses on the most important changes in the wife’s depressive symptoms that appeared during the administration of the Joined Drawing. Geno 3D and RSPc are also discussed.

 

Introduzione

 

Le ricerche e gli interventi in ambito psicologico hanno posto in evidenza come il focus ottimale dell’intervento non sia la mera prevenzione informativa del comportamento a rischio, quanto la promozione attiva dell’acquisizione di una serie di competenze psicologiche e comportamentali, atte a ridurre l’adozione di comportamenti a rischio (l’empowerment e potenziamento delle risorse personali e gruppali dei soggetti coinvolti).

Onnis et al. (2012), nel loro articolo “La psicoterapia come fattore di prevenzione”, analizzano il concetto della prevenzione. Secondo gli autori, il concetto di prevenzione è stato sottoposto in diverse traduzioni a seconda delle epoche e delle culture: “gli è stata, per esempio, attribuita una dimensione etica,….o, analogamente, una valenza filosofica….; o, ancora, uno stimolo all’indagine epidemiologica per la valutazione dei fattori di disagio che possono turbare l’equilibrio dell’organismo umano”. Gli autori citano nel loro articolo Coie et al. (2002) i quali definiscono il concetto della prevenzione come scienza della prevenzione. Il termine scienza fa riferimento alla ricerca e in questo caso ad una nuova disciplina di ricerca che nasce “all’intersezione tra psicopatologia, epidemiologia psichiatrica, fasi di sviluppo dell’individuo e dei suoi contesti di appartenenza, progetti culturali ed educativi”. Questo nuovo e più scientifico modo di intendere il concetto di prevenzione è stato adottato in Italia, nel campo della salute mentale, solo negli ultimi anni. Onnis et al. (2012), propongono di prevenire i fattori del disagio nei luoghi sociali dove la sofferenza psichica nasce e si forma.

Una scienza della prevenzione ha l’obiettivo primario di ricercare le correlazioni tra fattori di rischio e specifici disturbi clinici, attivando strategie operative per contrastare ed eliminare le potenziali condizioni di rischio. La finalità in questo caso è la riduzione dell’insorgenza della malattia (prevenzione primaria).
Ma un’altra, non meno importante, area di interventi preventivi è orientata a limitare l’aggravamento dei disturbi, una volta che si sono manifestati, evitandone in particolare l’evoluzione cronica (prevenzione secondaria). Mentre la prevenzione primaria richiede strategie e programmi di politica sanitaria di più ampio respiro, la prevenzione secondaria tocca più da vicino gli interventi degli operatori della salute mentale, ne coinvolge i modelli di riferimento e le scelte di lavoro.

Onnis (2007) in un articolo pubblicato nella rivista britannica Context parla della realtà della terapia familiare in Italia. Nell’articolo suggerisce le difficoltà (per esempio la cura con i farmaci, la cost-effectiveness) che l’approccio sistemico familiare deve affrontare potrebbero essere viste tramite una lente più positiva e affrontate come sfide. L’autore propone che la terapia familiare dovrebbe ritrovare e promuovere le proprie caratteristiche. Il modo suggerito dall’autore è quello di fortificare una cultura nella quale non soltanto la sofferenza ma anche la salute dell’individuo sono comprese e capite nei loro contesti e nelle loro storie. Umberta Telfener (2012), in una pubblicazione per Clelia (Associazione di Promozione Sociale) parlando di extracomunitari scrive: “Perché stiamo ancora ad aspettare che arrivino persone “scoppiate” direttamente al nostro uscio, pronti a fare diagnosi, ad offrire un setting tradizionale? Perché non ci liberiamo dai pregiudizi e ritroviamo il coraggio di uscire nel Territorio e fare prevenzione? ……”.

Mariotti (2014) propone un intervento innovativo simile alla prevenzione primaria descritta da Onnis (2012). La proposta è un pensiero “sul perché e in che senso la psicoterapia può avere finalità preventive?”. Secondo Mariotti, il modello sistemico-relazionale potrebbe funzionare, e forse ancora meglio, anche per la normalità analogicamente alla ricerca evidenced-based per la patologia conclamata. In questo caso la terapia sistemico-relazionale non sarebbe più soltanto un intervento terapeutico ma uno strumento preventivo da usare con famiglie giovani e bambini piccoli con finalità che vanno oltre il miglioramento della salute mentale e l’aumento della resilienza.

La psicoterapia sistemica come strumento di prevenzione, eccetto la Child Guidance Movement, non ha una lunga storia nell’ambito della ricerca. Nonostante questo nella letteratura si trovano alcuni esempi di gruppi di ricerca i quali hanno cercato di mettere in prova l’intervento sistemico come strumento di prevenzione. Alcuni esempi sono il California Family Health Project (Ransom, et.al., 1992; Steinglass, 1992), gli studi sulla prevenzione delle recidive di carcerazione in adolescenti (Henggeler et al., 1996; McGuire, 2002; Harper & Chitty, 2005; Petrosino et al., 2009; NIH, 2012), la ricerca EFTA (European Family Therapy Association).

E come fare un intervento di prevenzione con un’ottica sistemica? Il Centro di Terapia Familiare e di Ricerca di Leeds ha prodotto il Manuale di Terapia Sistemico Familiare per la standardizzazione del processo terapeutico nella ricerca controllata sul risultato (outcome research), ma anche per avere una struttura durante il training (Pote et al., 2003). Secondo gli autori, i terapeuti, prima di utilizzare il manuale, dovrebbero valutare alcune linee guida (Pote et al., online). I princìpi sono a livello teorico e dovrebbero essere utilizzati come guida nel lavoro con le famiglie. I terapeuti potrebbero privilegiare alcuni princìpi piuttosto che altri, a seconda dei loro interessi attuali e i bisogni della famiglia. Nonostante questo i terapeuti dovrebbero prendere familiarità con tutti i princìpi: 1) enfasi sui sistemi, 2) circolarità, 3) connessioni e schemi, 4) narrazioni e linguaggio, 5) costruttivismo, 6) costruzionismo sociale, 7) contesto culturale, 8) vigore, 9) terapia co-costruita, 10) (auto)-riflessività, 11) forze e soluzioni.

 

Gli strumenti

 

1. RSPc: Relational Style Profile Couple   

 

L’RSPc rappresenta una conversazione proceduralizzata che va dall’intervista circolare al profilo dello stile relazionale. Permette di ottenere informazioni relative al genogramma e al ciclo vitale. Lo strumento permette non solo una valutazione del proprio funzionamento relazionale, ma anche una valutazione del come il proprio profilo relazionale influenza ed è influenzato dal profilo relazionale del partner. L’RSPc richiede al soggetto di rispondere ai vari items tre volte: una volta per se stesso, una volta in relazione all’altro, una volta relativamente all’idea di come il soggetto ritiene che il compagno desideri chi sia lo stesso. Le informazioni ottenute hanno soprattutto importanza per i soggetti che, tramite la riflessività promossa dallo strumento, ottengono la possibilità di mentalizzare i dati derivanti dall’applicazione proceduralizzata delle domande triadiche ai contesti di vita più importanti. La funzione riflessiva e di mentalizzazione può essere definita come la capacità, acquisita in una certa fase dello sviluppo, di interpretare i propri comportamenti e quelli degli altri in termini di stati mentali (Fonagy & Target, 2005). L’RSPc, partendo dall’interazione fra il concetto di costrutto personale (derivante da un operazione dicotomica) ed il concetto di ambiente propone alcuni concetti fondamentali della teoria sistemica, ovvero, le domande sistemiche, il coupling, le dicotomie e gli ambienti.

 

Le domande sistemiche. L’RSPc è basato sul concetto di triadicità. Il concetto è esplorato soprattutto con l’intervista circolare elaborata originariamente dal Milan team (Selvini-Palazzoli et al., 1980; Cecchin, 1987) e di seguito da Karl Tomm con l’introduzione del principio di strategizing, la quarta linea guida nell’approccio sistemico (Tomm, 1988). Il modo con cui si conduce l’intervista con l’RSPc si poggia sul principio della circolarità, che favorisce il processo di ipotizzazione. Inoltre, l’uso delle domande circolari permette l’evocazione di terzi significativi nella vita del cliente rendendoli così presenti sulla scena della terapia (Bertrando, 2004).

 

Il coupling. Il colloquio dell’RSPc valuta in particolare il coupling della coppia. Il coupling o accoppiamento strutturale di Maturana e Varela (1999) è la capacità di due sistemi di entrare in relazione, valutare le differenze reciproche ed, eventualmente adattarvici (Mariotti & Langella, saggio inedito). Essere accoppiato strutturalmente in modo plastico significa, secondo Maturana, saper vivere e comportarsi in modo intelligente (Cusinato, 2009). Nell’elaborazione del RSPc si è ipotizzato che il coupling abbia una velocità ottimale di realizzazione. Se è troppo veloce, vuol dire che i due sistemi rischiano di annullarsi, se è troppo lento, vuol dire che non c’è adattamento reciproco. Inoltre, nell’elaborazione dell’RSPc si è ulteriormente ipotizzato che questo processo sia favorito da alcuni aspetti: 1) gli stili relazionali acquisiti in famiglia, 2) la somiglianza, 3) il riconoscimento, 4) la riflessività.

 

Le dicotomie. Secondo Ugazio (1998) le dicotomie danno una base sicura per la costruzione dell’identità. Nelle riflessioni della Ugazio si osserva l’aspetto emotivo. Sottolinea come alla base delle polarità semantiche occorre sempre rintracciare una polarità emotiva fondante (p.es. colpevolezza/innocenza). Kelly sostiene che le dicotomie possono essere comprese solo in riferimento alla modalità di elaborazione delle esperienze (Pravettoni & Miglioretti, 2011). Inoltre, sostiene che le dicotomie contribuiscono alla costruzione della realtà, della rappresentazione primaria dei modelli della mente e conseguentemente della personalità. Le dicotomie[2] usate nell’RSPc si basano su entrambe le posizioni e inoltre sulle caratteristiche generali della personalità nell’ambito della salute mentale (Mariotti & Langella, saggio inedito).

 

Gli ambienti. Von Bertalanffy, nella sua Teoria Generale dei Sistemi (1950), parla dell’importanza del concetto di contesto. Secondo la sua teoria dei sistemi non è possibile concepire un sistema separato dal contesto nel quale è inserito. Si può dire che il contesto dà la possibilità di attribuire significato ai comportamenti (sistema) che se presi isolamene rimarrebbero inspiegabili o apparirebbero addirittura bizzarri (Dallos & Draper, 2006). Per la costruzione dell’RSPc i contesti che sono stati presi in considerazione sono quelli più significativi nella vita quotidiana. La strutturazione delle domande si basa sullo schema della rete sociale di Sluzki. Sluzki (2003) introduce il termine rete sociale come cornice in cui inquadrare l’intervento e la conoscenza delle relazioni. L’osservazione delle reti che collegano gli individui rende l’idea della complessità del sistema, delle relazioni in cui il conflitto si estende, e, inoltre, danno l’opportunità di individuare le risorse sulle quali il sistema può puntare. Le domande nel RSPc seguono un iter centrifugo, che va dall’ambiente interno a quello esterno: 1) il Sé, 2) il partner, 3) la famiglia, 4) gli amici, 5) il lavoro, 6) i valori. I  concetti fondamentali sono esplorati in due parti diverse: 1) la prima parte riguarda gli stili generativi (la percezione generale riferita ai genitori), 2) la seconda riguarda gli stili performativi (la percezione contestualizzata riferita alla coppia).

 

2. Geno 3D: Genogramma tridimensionale

 

Rappresenta una forma tridimensionale del genogramma tradizionale. È stato progettato per raccogliere informazioni rilevanti sulla relazione del sistema coppia e per rappresentare la propria storia familiare. Inoltre, facilita nell’altro una comprensione delle determinati del funzionamento del coniuge, aiutandolo a ricostruire i vincoli della sua storia evolutiva. Lo strumento rientra nel gruppo delle attività terapeutiche congiunte, come il Disegno Congiunto. L’accento viene posto prevalentemente sull’aspetto relazionale, cioè sulla capacità dei soggetti coinvolti di integrarsi in un’attività comune (Sorrentino, 2008). Per la somministrazione si usano dei legnetti colorati di diversa forma. Si chiede alla coppia di rappresentare / visualizzare se stessi in tre istanze diverse: in passato, in presente, e in futuro, e quindi di riflettere su come la struttura familiare evolve nel tempo. Si presta particolare attenzione sulle distanze relazionali tra le persone significative. Lo strumento offre informazioni prevalentemente di tipo analogico. Lo scopo ulteriore è quello di stimolare meccanismi superiori quali la metallizzazione, la riflessività e l’empatia. Lo strumento fa emergere riflessioni sugli aspetti rilevanti alla teoria di Minuchin (1971) sui confini e le alleanze, alla teoria di Haley (Goldbeter-Merinfeld, 2014) sui triangoli equilibrati e disequilibrati. I concetti di triadi rigide e di triangolo perverso sono stati fondamentali non soltanto per la comprensione delle problematiche relazionali della famiglia, ma ancor di più per le strategie di intervento (Di Nuovo & Sprini, 2008). Minuchin nel suo libro “Famiglie e terapie della famiglia” (1971) ci dice che ogni individuo appartiene a diversi sottosistemi (genitoriale, coniugale, di fratelli), in cui ha differenti gradi di potere e dove acquista capacità differenziali. Nel sottosistema coniugale le principali capacità richieste per l’attuazione dei suoi compiti sono la complementarietà e il reciproco adattamento. Ciò vuol dire che la coppia deve sviluppare modelli in cui ciascun coniuge sostiene il modo di agire dell’altro in molti campi. I due coniugi devono sviluppare modelli di complementarietà che permettono a ciascun coniuge di cedere senza pensare di essere sconfitto. In un rapporto simmetrico, l’accettazione di un interdipendenza reciproca può essere ostacolata dall’insistenza che ciascun coniuge pone rispettivamente sui propri diritti individuali.

 

3. Disegno Congiunto

 

Disegno Congiunto, come il Geno 3D, fanno parte dei metodi interpretativi, sono costituiti da stimoli che il paziente deve elaborare dando loro un significato che deve esprimere un continuum passato-presente-futuro e che pertanto svela i suoi bisogni e carenze. L’interpretazione si basa su paradigmi sistematici. La nostra scelta del Disegno Congiunto si basa sul fatto che questo viene utilizzato perché è uno strumento proiettivo e relazionale al tempo stesso, in quanto si utilizza non solo per vedere chi disegna che cosa e come, ma anche il modo in cui tutti disegnano o non disegnano in relazione all’altro (Gennari & Tamanza, 2012). Abbiamo utilizzato il Disegno Congiunto durante l’ottava seduta del percorso di terapia.

I test proiettivi sono strumenti di valutazione della personalità e della psicopatologia, chiamati così perché si basano sul meccanismo psicologico della proiezione. Questo meccanismo psicologico si può notare anche al di fuori della patologia. Ad esempio, molti bambini raccontano storie inventate in cui protagonisti fantastici hanno le paure o i desideri del bambino-narratore. I metodi proiettivi nascono per provocare sperimentalmente la proiezione attraverso uno stimolo esterno non strutturato, ovvero un materiale ambiguo e senza un preciso significato, come potrebbe essere un disegno dai contorni mal definiti o una sagoma umana in penombra, di cui non si possa capire né il sesso né l’età. La proiezione avviene mentre si cerca di strutturare lo stimolo. Senza rendersene conto, il soggetto attribuisce allo stimolo i propri desideri, sentimenti, timori, bisogni, conflitti, per cui le risposte fornite al test sarebbero indicative della sua personalità. I test proiettivi sono utilizzati prevalentemente dai clinici di orientamento psicodinamico, perché permettono di evidenziare aspetti intrapsichici non consapevoli e pertanto non evidenziabili con i questionari di autovalutazione. Quindi l’ipotesi sottostante è che i test proiettivi sono strumenti per bypassare le resistenze consce del soggetto e consentire così una valutazione delle strutture inconsce della personalità. Presentano tuttavia importanti limiti che riguardano la validità, attendibilità e standardizzazione (Zennaro & Lis, 2006, p.659-675).

 

Una coppia, due percorsi diversi

 

Il percorso di ricerca prima, e di terapia poi, riguarda una coppia di due giovani genitori. Ermes ha 33 anni ed è un geometra. Iride ha 37 anni e lavora in una libreria. Hanno due figli, Atene di 4 anni che fa la materna ed Elia di 21 mesi che, quando i genitori lavorano, sta a casa con i nonni materni.

 

Percorso di ricerca

 

In generale, Ermes ed Iride sono due persone con un’alta capacità di riflettere. Sono due persone giovani, che si presentano con dei problemi coniugali e genitoriali piuttosto normali. Il problema maggiore per lui è che ora non riesce più a dedicare tempo a cose che prima faceva con la moglie. Lo stesso per Iride, che condivide questo problema. Però lei, lo vive in modo più “pesante”. Dice che non ha mai tempo per lei stessa, che i bambini richiedono tutto quello che lei ha da offrire. La sua vita è cambiata molto da quando è diventata madre, cosa che le pesa molto. Durante la prima seduta, Iride ha rivelato una sua parte emotivamente stanca, che ha espresso anche con diversi momenti di pianto. Si sono descritti come “litigiosi” ma “super-uniti” che insieme possono superare le difficoltà. Generalmente sembrano due bravi genitori. Presentano una disponibilità a lavorare su se stessi per migliorare sia in coppia, sia nel rapporto con i bambini. Le maggiori difficoltà descritti dalla coppia durante la prima seduta sono: per Ermes, di dover migliorare nell’ottica di una “maggiore leggerezza”, dovrebbe quindi limare aspetti rigidi di pensiero, intransigenti del carattere, che causano momenti di conflitto sia con la compagna che con i figli. Per Iride sono la mancanza di tempo che in seguito alla nascita dei figli, impedisce sia a lei stessa che alla coppia momenti di maggiore intimità (Ermes conferma). Dopo il primo incontro di ricerca seguono altri cinque incontri tutti dedicati alla somministrazione e alla restituzione degli strumenti (Score 15, RSPc, Geno 3D) e BFT).

Al incontro di dimissione, il settimo, i coniugi riferiscono che durante i nostri incontri hanno trovato tempo e spazio solo per loro due, e delle persone con cui ci si può aprire, persone particolari, perché senza legami affettivi. Iride espresse la decisione di voler cambiare ed aiutare Ermes a non essere troppo rigido. Rispettivamente, Ermes espresse la decisione di voler cambiare ed aiutare Iride a non essere troppo controllante. Ermes era molto silenzioso quando Iride parlava. Quando è arrivato il suo turno a dire l’ultimo suo pensiero era molto emozionato. Disse che a causa del suo atteggiamento molto rigido la loro figlia sarebbe cresciuta insicura (teoria confermata anche da lei nella prima seduta). Iride gli ha mostrato sostegno e speranza, cercando di farlo riflettere e razionalizzare. Alla fine della seduta entrambi erano sorridenti. Ci ringraziarono per il nostro aiuto a riflettere sulla loro relazione. In generale, la seduta della dimissione era una seduta di metacomunicazione in cui assieme rivisitammo il significato dei risultati degli strumenti.

Due mesi dopo la dimissione abbiamo inviato un’email alla coppia per chiedere la loro disponibilità per il follow-up del percorso di ricerca. Dieci giorni dopo l’invito, Ermes ha risposto tramite email accettando la nostra proposta. Un mese dopo, Iride ci ha inviato una email nella quale ci descrive il suo stato depressivo. Di seguito abbiamo contattato Iride offrendo uno spazio individuale. Per quanto riguarda il follow-up abbiamo deciso di aspettare, perché in quel momento ci sembrava secondario. Inoltre, abbiamo precisato che se Iride avesse accettato non sarebbe stato più un percorso di ricerca ma un percorso terapeutico individuale. Iride ha accettato il nostro invito e ha deciso di iniziare un percorso terapeutico individuale

 

Percorso di terapia

 

Il percorso di terapia è durato nove sedute fino alla elaborazione dei dati del presente lavoro. Le prime due erano sedute di terapia individuale solo con Iride e le seguenti sette di terapia di coppia.

Durante il primo incontro individuale, Iride dice che non si ricorda bene il contenuto dell’email, però conferma che per lei quello era un periodo buio. Si sentiva e si sente depressa. Iride parla di un disorientamento nel campo lavorativo. Racconta i suoi sentimenti verso Ermes come “un picco di bruttezza nostra, sentimento che è nato dopo il viaggio a C., non vado bene ad Ermes”. Lui è recriminatorio. Da gennaio, si sente più controllata e depressa. Parla di un terrore, il terrore di diventare come i suoi genitori. Ci racconta di un episodio depressivo accaduto quando aveva diciotto anni. Sente un grandissimo peso che la fa sentire sempre stanca e un forte autosvilimento. Riporta il rapporto tra lei ed Ermes, evidenziando una grande diversità tra loro e racconta che lui ferisce costantemente la sua autostima. Insieme ad Iride abbiamo cercato di riflettere sugli obiettivi del percorso individuale (Boscolo & Bertrando, 1996): il suo bisogno di parlare sull’autostima mancante, sul “riagganciare la coppia”, sull’esplorazione della loro funzione genitoriale. A fine della seconda seduta abbiamo chiesto ad Iride se preferisca mantenere questo come un suo spazio o eventualmente condividerlo con Ermes. Iride ha accettato l’idea di iniziare un percorso di coppia.

Durante l’ottava seduta abbiamo deciso di chiedere alla coppia di comporre il Disegno Congiunto con figure geometriche analogamente al Geno 3D, in tre istanze diverse: in passato, in presente, e in futuro. Secondo Crotti e Magni (2002; 2010; 2011) le forme geometriche, come ogni altra forma di rappresentazione grafica, contengono significati nascosti e legati all’inconscio collettivo che non sono sempre facili da comprendere e portare sul piano della razionalità; ma non per questo perdono il valore e l’incisività che hanno avuto nella storia dell’uomo. Il simbolo grafico più semplice lascia trasparire tutta la sua forza evocativa, spirituale e mistica. Lo scopo principale era quello di “aggiornare” il proprio genogramma, proprio perché nei diciassette mesi trascorsi dalla costruzione del Geno 3D erano accadute importanti modifiche esistenziali nel loro ciclo vitale, quali il cambio di lavoro, l’instabilità economica, l’instabilità emotiva, il desiderio di separazione. Ovviamente, un’ulteriore scopo era quello di porre l’attenzione all’interazione fra la coppia. Abbiamo ipotizzato che il disegno avrebbe dato la possibilità di mettere l’uno accanto all’altro, pur essendo in conflitto. Anche se i bambini della coppia non erano presenti nella seduta, abbiamo ipotizzato che comunque i bambini sono protagonisti importanti nel Disegno Congiunto realizzato dai genitori. Tutto questo avrebbe un significato, in quanto rende possibile la coesistenza di punti di vista diversi, cosa che con la comunicazione verbale è stato difficile raggiungere. Inoltre, la produzione di un Disegno Congiunto sarebbe servito non solo al sottosistema della coppia che, osservando il loro lavoro, si sarebbe resa conto delle proprie risorse, ma anche al sottosistema genitoriale per interrogarsi sui bisogni e sulle esigenze dei figli. Quindi, con l’uso di uno strumento reattivo, abbiamo voluto dare la possibilità alla coppia di reagire alla loro situazione. Inoltre, la nostra scelta del Disegno Congiunto si basa sul fatto che questo viene utilizzato perché è uno strumento proiettivo e relazionale al tempo stesso, in quanto si utilizza non solo per vedere chi disegna che cosa e come, ma anche il modo in cui tutti disegnano o non disegnano in relazione all’altro (Gennari & Tamanza, 2012). Abbiamo notato che la produzione del Disegno Congiunto era apparentemente diversa dalla costruzione del Geno 3D e che è apparso un cambiamento nella rappresentazione spaziale e grafica. Il Disegno Congiunto era strutturato meglio, era più armonioso nella forma. Tutto ciò è apparso particolarmente utile a noi per confrontare il Disegno Congiunto della coppia con il Geno 3D, proposta fatta per la seduta successiva.

Nella seduta dopo abbiamo invitato la coppia a visitare insieme il Disegno Congiunto della volta scorsa. Abbiamo basato l’interpretazione del Disegno Congiunto sia su una osservazione statica (scelta degli spazi, divisioni e confini, presenze e assenze, vicinanze e distanze, significati) che su un’osservazione dinamica (livelli di collaborazione nel progetto, livelli di compartecipazione nella realizzazione, livelli di condivisione, cancellazioni e ripetizioni). Lo scopo principale era il seguente: stabilire insieme alla coppia la progressione e le caratteristiche dei cambiamenti nel tempo. Per far ciò il miglior metodo è quello longitudinale. Nel nostro caso il tempo tra le due somministrazioni ci ha permesso di fare quest’analisi. Abbiamo confrontato insieme i risultati ottenuti dai due strumenti considerando tali risultati come una serie di rielaborazioni e riflessioni, i quali hanno permesso alla coppia di riconoscere un proprio accrescimento qualitativo; usando le loro parole: “è vero che adesso ci sentiamo più soli, ma allo stesso momento anche più liberi”. Le riflessioni prodotte hanno suscitato il mio interesse di mettere in relazione le costruzioni derivate dal Geno 3D e il Disegno Congiunto per vedere se fosse possibile cogliere degli spunti interpretativi come ipotesi su cui riflettere.

 

Ipotesi sulla depressione di Iride

 

Bowlby (2012) nella sua lettura della depressione cerca di spiegare come si sviluppano gli schemi depressivi ed ipotizza che la persona è stata esposta a certi tipi di esperienza durante l’infanzia. La perdita per Bowlby è il fattore cruciale nello sviluppo della depressione. Iride si sente disperata e impotente (“mi sento sfasata e confusa”, e poi “sono immersa nei propri sentimenti di colpa, risentimento, rabbia e voglia di ritirarsi”); si sente abbandonata ed esprime spesso la sua sensazione di solitudine e a volte anche il suo desiderio malinconico di stare sola (“vorrei sbrogliare questa cosa e stare da sola”). La sua elusività si rispecchia anche nella sfera intima; Ermes spesso si lamenta che i loro rapporti sono scarsi o anche assenti, perché Iride non si sente desiderata (più volte abbiamo parlato del fatto che dopo due gravidanze non si sente più desiderata da Ermes, sente il cambiamento nel suo corpo – una volta atletico – e non può fare niente per cambiarlo); si sente indegna d’amore (“ma mi odia profondamente, lo sento, e non so che fare, come faccio a vivere il resto della mia vita così? L’unica cosa sarebbe se mi accettasse”, dichiarazione che Ermes ha confermato).

Usando le parole di Selingman (1975), possiamo dire che la sua è una depressione appresa? Più volte ci ha raccontato come ha cercato di affrontare problemi nel suo lavoro (prevalentemente di natura relazionale), di affrontare la rigidità e la furia di Ermes (“attaccata dalla rabbia, dall’odio”); l’assenza emotiva dei suoi genitori, la sua “incapacità” di essere organizzata (“è andata malissimo, e non l’ho più fatto (organizzare qualcosa), senza mai aver successo. Il suo insuccesso continuo ha indotto Iride nella decisione di non agire né reagire più (Ermes ci racconta: “è passiva, al punto che non si fa aiutare”). Evita il confronto con Ermes, con i suoi datori di lavoro, con i suoi colleghi, con i suoi genitori, con una vita più organizzata (riflettendo ci dice: “siamo solo noi così? Perché sembra tutto così difficile?”). Le uniche persone con cui riesce ad avere rapporti affettivi sono i suoi bambini; gli altri li evita. Lo stesso non vale anche per Ermes, che è rigido con i bambini. Si potrebbe ipotizzare che si è formata una triade rigida (Minuchin, 1971) caratterizzata da una coalizione instabile (Di Nuovo & Sprini, 2008) in cui entrambi – Iride ed Ermes – desiderano che i figli parteggino per uno a scapito dell’altro? Che Atene ed Elia si sono schierati con Iride, ed Ermes si sente tradito (più volte ci ha raccontato che in passato si sentiva escluso dalla diade madre-figlia)? Sembra che questa sia una coalizione transgenerazionale (Haley in Goldbeter-Merinfeld, 2014. p. 70-86) che sostiene il sistema patologico di Iride, un sistema quasi isolato (Prigogine, 1979). Ermes si lamenta che i loro figli sono troppo attaccati ad Iride, che solo lei li può mettere a letto la sera. Il punto principale della loro discussione è sulla diversità dei loro stili genitoriali. Secondo Iride, il modo di lui nel mettere i bambini a letto è quasi “crudele”. Lui concorda, però allo stesso tempo dice che la moglie “esagera”, che la sera passa troppo tempo con loro. I bambini rifiutano di andare a letto con papà. Piangono al punto che i loro urli diventano disperati. Si potrebbe ipotizzare che il comportamento “sintomatico” dei figli abbia lo scopo di risvegliare Iride dal suo letargo?

E qual è il ruolo della famiglia d’origine nella modalità con cui si esprime la depressione di Iride? I tipi di esperienze analizzate da Bowlby (2012) ci possono dare degli spunti importanti. Iride spesso conferma di non aver mai instaurato un rapporto stabile e sicuro con i suoi genitori. Ricordo che nella costruzione del suo Geno 3D nel passato, Iride non ha collocato i suoi genitori, aveva pianto e ha giustificato la sua scelta dicendo che per lei “è impossibile, perché non li sento vicini”, e per sua madre “se fosse stata una mamma”. Per Iride il rapporto con i suoi genitori è soltanto un rapporto economico, il “rapporto emotivo è assente”. È possibile che le esperienze infantili di Iride abbiano sviluppato in lei una forte predisposizione ad interpretare qualsiasi perdita che possa colpirla nella vita come un ennesimo fallimento nell’instaurare e nel mantenere un rapporto stabile?

E qual è il ruolo della sua relazione con Ermes? Iride ci racconta: “…secondo me cinquanta percento mi odia, e cinquanta percento mi ama…”, e continua “ma mi odia profondamente, lo sento, e non so che fare, come faccio a vivere il resto della mia vita così. L’unica cosa sarebbe se mi accettasse”. Ermes è d’accordo, sa di attaccarla, che si arrabbia molto, ed è vero che in quei momenti la odia. Si può quindi ipotizzare che ad Iride è stata rinfacciata una scarsa amabilità e adeguatezza? Si può ipotizzare che tutto questo ballo dicotomico tra amore e odio abbia trascinato Iride a sviluppare un modello di sé come non amabile e non desiderata? E quando ha bisogno di Ermes? Lei ci racconta, e lui conferma, che Ermes piuttosto che attaccarla e odiarla preferisce non parlare, a volte preferisce uscire di casa. Quindi Iride, nella sua ricerca di sostegno, trova un compagno non disponibile, rifiutante e ostile.

Si potrebbe dire che il comportamento di Ermes rappresenta una continua squalifica (Loriedo & Vella, 2010, p.239-250) nei confronti di Iride. Quando Iride cerca di parlare con Ermes, lui, con il suo comportamento aggressivo e punitivo, diminuisce il valore della comunicazione di Iride. La sua squalifica è una continua affermazione dello scarso valore dei messaggi di Iride. La squalifica sembra essere la modalità comunicativa predominante di Ermes, in più aree della loro relazione. Infatti, Ermes ci dice che secondo lui Iride non sa mettere delle regole ai bambini, che non prende cura di se stessa come prima, che non è più la ragazza allegra ed atletica che aveva conosciuto, che non sa essere organizzata…. Nella loro relazione è molto presente anche la squalifica sequenziale (Loriedo & Vella, 2010, p.239-250) (riflettendo ho pensato che in questo caso, questa potrebbe essere chiamata anche squalifica dicotomica). Ermes ha affermato più volte che “cinquanta percento la odia, e cinquanta percento la ama”; che sì, non approva il ruolo genitoriale di Iride, però approva la sua dolcezza, una dolcezza che lui ha ricevuto soltanto da suo padre; riconosce che il corpo di Iride sia cambiato, ma afferma che questo rappresenti un problema sentito soltanto da lei… Cosa che spesso fa alternare Ermes tra la dicotomia approvazione/disapprovazione.

Anche Ermes ha una tendenza a squalificare sé stesso, anche se la sua squalifica viene proposta in forma sottile e poco esplicita. Di solito la sua squalifica riguarda la sua “rigidità” come genitore, una rigidità che, secondo lui, potrebbe indurre insicurezza nei confronti di Atene. Nel Geno 3D Ermes ha faticato con la sua costruzione del passato e ha deciso di escludere sua madre, così come anche nel Disegno Congiunto. Si potrebbe ipotizzare che la rigida e “assente” figura materna non abbia soddisfatto i bisogni di specularità (Kohut, 1977) di Ermes da bambino e che non sia stato un oggetto da poter ammirare e idealizzare? Ermes ha avuto fiducia nella disponibilità della madre tale da sviluppare un attaccamento sicuro? Ha ricevuto risposte di conferma e di validazione da parte di questa figura tali da sviluppare un senso si sé? Perché Ermes esprime disprezzo e ostilità nei confronti di Iride? E perché non riesce ad integrare i suoi sentimenti positivi e negativi (amore e odio) nei confronti di Iride?

 

Ipotesi sui cambiamenti

 

Confrontando con la coppia i loro prodotti, tre costruzioni con il Geno 3D e tre Disegni Congiunti, ci siamo accorti che lo stupore nostro era identico al loro. Abbiamo deciso di confrontarci riguardo a questi cambiamenti per dimostrare alla coppia che i cambiamenti rappresentano la propria maturazione, frutto del lavoro su di sé che ha caratterizzato il nostro percorso. Secondo Sorrentino (2008), un dato di per sé non significa nulla, mentre una costellazione di dati, supportata da altre osservazioni sul funzionamento del soggetto, può provocare ipotesi di lavoro e di riflessione sia per chi fa il Disegno Congiunto (nel nostro caso anche il Geno 3D) ma anche per il terapeuta che cerca di aiutare il soggetto a conoscersi. Così sono nate una serie di riflessioni sui cambiamenti avvenuti da diversi punti di vista: 1) i cambiamenti dal passato al futuro con il Geno 3D, 2) i cambiamenti dal passato al futuro con il Disegno Congiunto, 3) i cambiamenti tra il Geno 3D e il Disegno Congiunto, dopo diciassette mesi, da tre diversi punti di vista: a) nella presenza e/o assenza delle figure significative, b) nella struttura del Geno 3D e del Disegno Congiunto, c) nella scelta dei colori e delle forme. Per motivi di spazio, in questa sede si presentano i cambiamenti più significativi. L’analisi sui colori e le forme non aspirano a una diagnosi del caso clinico. Rappresentano soltanto le proprie riflessioni collocate nelle mie conoscenze sullo studio dei test proiettivi, e negli scritti di Crotti e Magni (2002; 2010; 2011) e nello scritto di Lüscher (1995).

Il cambiamento principale osservato nel Disegno Congiunto diciassette mesi dopo la costruzione del Geno 3D era, innanzitutto, la sensazione di movimento, di un flusso morbido e coerente. In effetti, Ermes nelle sue rappresentazioni (passato, presente, futuro) si rappresenta rispettivamente come quadrato viola, rettangolo arancione, rettangolo giallo. Quindi diventa un quadrilatero come lo era sua moglie nel Geno 3D. Si avvicina alla moglie. Si mette nei panni di sua moglie. I suoi colori cambiano. Non è più soltanto rosso, ma viola, arancione e giallo. Quindi da un colore freddo nel passato (viola), decide si essere un colore caldo nel presente (arancione) e, nel futuro (giallo), che suscita attività, eccitazione, serenità, gioia, impulsività. Il suo passato (viola) nel Disegno Congiunto riflette un rosso psichicamente freddo, ha in sé qualcosa di triste. Nell’analisi dei colori, quando il rosso si ritrae nel blu nasce il viola. Si potrebbe dire che grazie al nostro percorso Ermes si è avvicinato al “sentire” di Iride, una Iride (blu) che l’ha aiutato a vedere il suo passato com’è, viola, e non soltanto rosso. Il suo presente è un momento fondamentale. Lui è arancione; un arancione che nasce quando il rosso si avvicina allo spettatore; un arancione, fatto da rosso (rappresentato nel Geno 3D) e giallo (futuro nel Disegno Congiunto), comunica un messaggio di sicurezza e di speranza “so chi ero, ma so anche chi posso essere”. Il giallo proiettato nel futuro riflette il bisogno di guardare avanti e di aspirare a qualcosa; un bisogno psicologico di cambiare.

E lei? Iride nel Geno 3D si era rappresentata da un rettangolo blu. Nel Disegno Congiunto decide si essere un cerchio, prima rosso (passato), poi azzurro (presente) e alla fine arancione (futuro). Quindi decide di non essere più la terra, la materia, la limitazione, il mondo fisico, il creato, ma di essere il cielo, l’infinito, l’universale, il creatore. Il cambiamento da rettangolo a cerchio denota anche un cambiamento d’identità di genere. Se si presume che il rettangolo, come il quadrato, è un simbolo maschile e il cerchio quello femminile (anche per il genogramma classico), un ulteriore cambiamento di Iride è quello di identificarsi più con la sua natura femminile.

È molto interessante paragonare questo cambiamento di identificazione da maschile a femminile con i dati dell’RSPc. Nella dicotomia maschile-femminile, Ermes ed Iride erano abbastanza complementari nei ruoli tranne che in quelli di coppia e di famiglia (rispettivamente sottosistemi coniugali e genitoriali) in cui entrambi erano maschili. Questo fatto era stato lo spunto per il compito prescritto di inversione di ruoli. È da ricordare che dalla narrazione del compito, Iride ci ha raccontato l’utilità del compito perché è riuscita a “mettersi nei panni” di Ermes. In generale, secondo l’elaborazione dei risultati del RSPc, rispetto ai stili genitoriali, alla somiglianza, al riconoscimento e alla riflessività è emerso che, pur essendo i due soggetti abbastanza differenziati negli stili genitoriali acquisiti – uno più portato al compromesso (Ermes) e uno più improntato allo scontro (Iride) – e pur essendo differenziati nel modo di essere in generale,  sembrano esserne consapevoli, evidenziando buone capacità di riconoscimento e di riflessività. Mostrano pertanto di avere un buon coupling di coppia e quindi buone capacità di adattamento reciproco. 

Il momento cruciale nelle sue rappresentazioni è il cerchio azzurro nella sua rappresentazione del presente nel Disegno Congiunto. Adesso la personalità Iride (cerchio azzurro pieno) è vitale, socievole e aperta all’ascolto. Decide di utilizzare bene il tempo, trovandone anche per se stessa. Adesso Iride possiede spirito d’iniziativa e di collaborazione; sa inventare tante cose e suscitare l’interesse attorno a sé e proprio per queste qualità si trova spesso al centro dell’attenzione; cosciente di ciò, cerca di sfruttare il proprio fascino per ottenere affetto e lodi. Non è più lei la debole, ma decide di essere protettiva verso di chi è debole. Tiene le redini e trasforma. La forma scelta esprime l’adattabilità, serenità e conciliazione e non più tensione, cautela e resistenza. Lei diventa un cerchio azzurro, che però non è soltanto un cerchio raffigurato da una linea esterna, ma un cerchio pieno di azzurro; come anche il cielo, rappresentato dalla forma del cerchio. Una pienezza che riflette un Io presente che non si sente più minacciato. L’azzurro è simbolo della comunicazione attraverso la creatività. Infatti, Iride è una giovane donna, che fin dai primi nostri incontri si era presentata come una natura artistica, che però – all’epoca – aveva difficolta a comunicare il suo disagio. Il suo cerchio pieno di azzurro nell’oggi diventa l’emblema della lealtà e dell’idealismo, trasmette un senso di pacatezza aiutando l’estroversione, la condivisione della sua tristezza. L’azzurro riflette il suo comportamento armonioso verso l’ambiente e le persone che lo circondano. Infatti Iride ci dice di sentirsi serena. Iride ha una piena fiducia nelle proprie capacità e da creato diventa creatore. Fa tesoro delle proprie esperienze e riflette su di esse. Iride è pronta a legarsi molto profondamente alle persone che ama; cerca di stringere i legami con Ermes invitandolo a visitare la sua sfera psichica. In futuro, da un colore freddo (blu, rappresentazione nel Geno 3D) con il bisogno di contentezza e di affetto, opta per un colore caldo (arancione, nel futuro del Disegno Congiunto). Da una situazione che esprimeva passività, inerzia, tristezza e malinconia passa ad una situazione di attività, eccitazione, serenità, gioia e impulsività.

 

Discussione

 

Ermes ed Iride hanno avuto un percorso di ricerca prima e di terapia poi durato diciotto mesi. Le loro narrazioni hanno fluttuato da semplici preoccupazioni, problematiche quotidiane, riflessioni personali sui loro ruoli diversi, quello dell’essere figlio, marito, moglie e, genitore, fino a problematiche più profonde, di auto-analisi sul significato della depressione, lei, e del sentirsi rigido, lui. Abbiamo cercato di accompagnare Ermes ed Iride durante questo viaggio, un viaggio che a volte generava una sensazione di libertà e di conquista di uno spazio e tempo solo per loro, ma altre una sensazione di sbarramento, di chiusura in un circolo vizioso, il quale a volte li portava ad un impasse emotivo. Il nostro lavoro, orientato sull’approccio sistemico, era sempre un lavoro focalizzato prevalentemente sull’empatia e sulle linee guida, sull’esplorazione del sintomo nel tempo, sulla psicoeducazione nella capacità di mentalizzare, sull’esplorazione delle motivazioni personali, e sulla narrazione delle storie e dei giochi familiari. Abbiamo cercato di offrire ad Ermes ed Iride uno spazio di ascolto emozionale, di contenimento e di ridefinizione. Abbiamo cercato insieme di nominare e di narrare le loro emozioni. Tutto ciò ha fatto emergere le loro immagini profonde e conseguentemente li ha portati a rivalutare i loro engrammi (Milani, 2004, p.47), o meglio, usando le parole di Iride,  un “insight” (usando una terminologia sistemica: la “riflessività” come meccanismo di base del cambiamento). Questa sensazione di illuminazione non pretende in nessun caso di far mostrare il nostro come un lavoro analitico. È evidente tuttavia l’effetto ecforico (López, 2004, p.91) raggiunto con l’uso degli strumenti, o meglio una differenziazione dei propri sentimenti, la quale ha aperto la strada ad una solida coesione di ricordi, di sensazioni e di associazione tra loro due.

In ultima analisi, vorrei sottolineare che le spiegazioni che ci offrono le ricerche, quindi anche le nostre presentate in questa sede, costituiscono soltanto una possibile spiegazione dei pattern che riguarda i dati specifici. Ossia, credo che, nonostante la ricchezza dei dati raccolti, dovremmo utilizzare i nostri risultati inizialmente per la costruzione di ipotesi. Inoltre, a questa affermazione, vorrei aggiungere che la mia esperienza e conoscenza sull’interpretazione dei disegni non si basa su leggi interpretative codificate, ma che le costruzioni e i disegni di Ermes ed Iride sono stati per me una fonte di emozioni, una fonte che, a prima vista, sembrava illeggibile, ma che invece mi ha portato e riflessioni assai profonde.

Spero che il mio tentativo di coniugare diversi approcci della psicoterapia, ossia quello sistemico, psicodinamico e grafologico, offra un terreno fertile su cui i terapeuti sistemici possono riflettere. Bassoli nel “Manuale di psicoterapia sistemica e relazionale” (2004, p.39) scrive: “La scelta del modello sistemico non deve rappresentare una fede assoluta, prevaricante ed escludente. Da parte mia ho sempre cercato di difendere il confronto, di valorizzare il contesto, di mantenere il rispetto per altri punti di vista che dovrebbero rappresentare risorse e non limitazioni. L’Iscra in questo senso ha sempre spinto in questa direzione ed il modello che oggi presenta sia in ambito clinico e formativo è coerente proprio alla scelta di coniugare e connettere diverse radici della psicoterapia e della mediazione sistemica”. Ho sempre pensato che la scelta tra un approccio o l’altro di terapia non possa essere assoluta (posizione espressa in un mio articolo – Sardi, 2008). Oggi sono arrivata a pensare alla scelta dell’approccio in termini del linguaggio verbale. Un bambino nasce in un contesto culturale concreto ed impara una madrelingua che gli viene insegnata. Bambini che nascono da genitori di nazionalità diversa hanno la fortuna di essere bilingui. Altri ancora, appassionati di lingue, nel corso della propria vita imparano diverse lingue, affini o no alla loro madrelingua, e diventano poliglotti. Penso che sia così anche in psicoterapia. C’è chi decide di rimanere monolingue e di applicare soltanto un approccio terapeutico, chi diventa bilingue e decide di applicare due approcci diversi, c’è chi diventa poliglotta e sposa nella sua pratica più approcci … Questo però non significa che una scelta sia migliore dell’altra, perché la ricerca ci ha mostrato più volte che quello che conta di più è l’alleanza con i nostri pazienti (Luborsky, 1992).

Ci si potrebbe chiedere: “Come mai il percorso di ricerca, orientato alla prevenzione non ha portato ad un miglioramento della salute mentale come ipotizzato?”. Credo che l’insorgere dei sintomi depressivi di Iride non fosse l’esito del percorso di ricerca, ma che il percorso di ricerca abbia offerto l’opportunità ad Iride di iniziare un percorso ad hoc. Ovvero, il percorso di ricerca ha permesso ad Iride di esprimere le proprie problematiche in conseguenza alle quali le abbiamo offerto uno specifico percorso di terapia. Si potrebbe ipotizzare che il percorso di ricerca ha prodotto per Iride una presa di coscienza, che aveva bisogno di guardarsi dentro. Magari si potrebbe ipotizzare che il percorso di ricerca abbia rappresentato una sorta di detonazione controllata per Iride permettendole di vivere un’avventura condivisa, insieme ad Ermes e noi. Spero che il nuovo cammino intrapreso da Iride ed Ermes possa continuare come una nuova avventura condivisa, e che Iride sia riuscita a cambiare la sua impotenza appresa (Selingman, 1975) in una potenza controllata da lei…

 

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[1] Psicologa, allieva preso l’Istituto Modenese di Psicoterapia Sistemica e Relazionale (Iscra), iliasardi@yahoo.co.uk

[2] 1) ottimismo/pessimismo, 2) passato/futuro, 3) ordine/caos, 4) maschile/femminile, 5) corpo/mente, 6) ragione/sentimento

 

 

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