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Mediazione Familiare Sistemica 3/4: IL COUNSELING SISTEMICO NEI VARI CONTESTI

IL COUNSELING SISTEMICO NEI VARI CONTESTI

 Mediazione Familiare Sistemica 3/4: IL COUNSELING SISTEMICO NEI VARI CONTESTI – Mauro Mariotti

Il Counselling sistemico- riflessioni epistemicheQuando Bateson parlava di principi euristici e principi dormitivi, si riferiva alle tautologie di cui è pieno il cosiddetto mondo scientifico. Un mondo in cui anche attualmente prevale il concetto di ripetibilità, di proceduralizzazione, di semplificazione, rispetto ai principi processuali di ordine dal caos e di struttura dissipativa. Il mondo scientifico, deputato alla formazione e alla ricerca nei vari campi, quando lavora in rapporto alle relazioni umane tende ad applicare le stesse leggi di ricerca che si usano per il mondo fisico “oggettivo”. Prendiamo ad esempio l’organizzazione di un grande aeroporto internazionale. La sequenza dei voli, degli atterraggi, dei decolli, della cura dei bagagli o dei collegamenti urbani, richiede una pianificazione matematica ed una rigorosa proceduralizzazione. Niente può essere lasciato al caso. L’errore di un minuto o di un numero causa la perdita di centinaia di vite umane. Gli stessi principi di prevedibilità ed eliminazione delle sorprese sono utilizzati nella maggior parte delle grandi imprese commerciali: stesse tecniche di produzione, di stoccaggio, di vendita, di acquisizione di mercato, di dismissione di rami secchi. La stessa cosa nella gestione degli ospedali, della cosa pubblica o di quella privata. La salute dell’individuo viene valutata da macchine a cui si rivolgono medici per sapere se il dato fornito dalla macchina conferma la serie di elementi proposta dalla procedura internazionale per fare diagnosi di una data malattia. Lo stesso vale per la terapia: nessuna fantasia, semplicemente l’uso del protocollo convalidato per quella diagnosi. Quello che Bateson sognava era una scienza che si basasse sui principi dell’analisi sistemica dei pattern, sulla liberazione dalla schiavitù della prevedibilità energetica a favore dell’introduzione dell’analisi processuale dei fenomeni. Il che semplicemente significa introdurre all’interno di un sistema elementi che favoriscono un determinato processo lasciando lo stesso libero di evolvere autonomamente per autocalibrazione e autogoverno.Ovviamente non è possibile optare per simili scelte per ogni tipo di attività umana: la stazione, la luce elettrica, l’aereoporto, la linea di montaggio del televisore, del computer non può che essere governata in modo deterministico e ripetibile. Ma così non è per l’essere umano e le sue relazioni, quelle con sé stesso, con la famiglia e con il gruppo dei pari. Anche quelle fra l’io e i suoi componenti fisici; la malattia fisica non può essere curata solo con elementi procedurali e una delle maggiori sconfitte della medicina moderna rischia proprio di essere quella di spingere troppo sull’acceleratore della parcellizzazione, in assenza del contributo della lettura sistemica dei processi che coinvolgono l’essere umano come sistema di coscienza, valori, ambiente e corpo. Lo studio della biologia, della psicologia, della medicina, della antropologia, della legge, della religione e di tutto ciò che comporta la relazione umana avrà una enorme spinta migliorativa quando sarà basata sui principi Batesoniani e avrà avuto successo nel relegare a mero compito di assistenza i principi della cibernetica di controllo, di primo ordine; quella che prevede che ogni sistema deve essere previsto in anticipo, che ogni passo deve essere ottimizzato, che la soluzione al problema singolo è da leggersi nel manuale dei problemi. Il potere ed il controllo servono come assistenti secondari dello sviluppo del genere umano; l’autonomia, la libertà dell’azione, l’indirizzo al processo tramite l’informazione sono gli elementi che possono rendere più estetica e perfetta (Cecchin 2003) la vita.

In generale la scelta della psicoterapia, della magia, della letteratura, della danza, dell’arte in generale hanno scelto la lontananza dalla semplificazione e dal riduttivismo. Vorrei lanciare un neologismo: il complicazionismo mi pare un movimento da creare come contrapposto al riduzionismo delle tecniche proceduralizzanti. Occorre che l’equilibrio del mondo sia bilanciato fra gli aspetti di servitù, guidati dalle macchine e dalla proceduralizzazione e gli aspetti di governo centrati sulla relazione e sul buon uso della comunicazione.In questo senso si muove il Counselling: una relazione di aiuto verso l’altro; un movimento per aumentare le possibilità di scelte e diminuire la dipendenza; per superare il problema che si ha di fronte guardando e trovando gli elementi positivi; citando von Foerster, trovando gli alberi della libertà nella foresta dei vincoli. Il Counselling si differenzia dalla Psicoterapia, fondamentalmente centrata sulla cura di una psicopatologia e dalla mediazione, centrata sulla soluzione di un conflitto, in quanto rivolge la sua attenzione primaria ai processi di normalità e alle situazioni di normale difficoltà che ognuno di noi si trova di fronte nelle varie fasi del ciclo vitale. Chi opera nel campo del Counselling dovrà quindi essere prima di tutto una persona di buon senso, equilibrata, in grado di attingere al mondo delle proprie emozioni e di saper svegliare nell’altro da sé la voglia e la curiosità di confrontarsi positivamente con i problemi quotidiani. Le necessità di questo genere sono le più svariate nei diversi contesti: la gestione di un anziano in casa; una ospedalizzazione o una malattia cronica; il contesto scolastico con i mille problemi ad esso collegati; i contesti giudiziari e carcerari; le immigrazioni e le guerre; il mondo delle aziende e del lavoro; l’associazionismo, lo sport e il tempo libero. Per ognuno di questi contesti nel tempo si sono sviluppate tecniche e culture specifiche, soprattutto nelle nazioni anglosassoni. Anche l’Europa ha stabilito l’importanza di questa figura e promuove la formazione, nella consapevolezza che la relazione di aiuto professionale e l’empowering delle persone può contribuire in modo fattivo al miglioramento sociale.

L’idea di promuovere in particolare un modello ecologico sistemico si allinea nostalgicamente all’idea di Gaia, di un mondo in grado di autogovernarsi e autopromuoversi quando i diversi elementi stanno in sintonia fra di loro e quando la competizione fra le specie viene mantenuta nei limiti del naturale, senza veleni o radiazioni manipolanti e distruttive. Il Counsellor sarà dunque fortemente motivato sui temi delle libertà individuali, del rispetto dell’ambiente, dell’importanza della comunicazione corretta rispetto alla azione per prescrivere comportamenti. Il Counsellor sistemico deve essere consapevole dell’esistenza della teoria della cognizione di Santiago di Maturana e Varela, delle idee di discontinuità e di ordine dal caos generate da Stengers e Prigogine e delle considerazioni di Capra (la rete della vita):” Noi generiamo il proprio Sé esattamente come generiamo oggetti: il nostro sé o ego non possiede alcuna esistenza indipendente ma è una conseguenza del nostro accoppiamento strutturale interno… il nostro attaccarci a un fondamento interiore rappresenta l’essenza stessa di un io-sé ed è fonte di continua frustrazione. Questo è dunque il tormento della condizione umana: siamo individui autonomi, foggiati dalla nostra singola storia di cambiamenti strutturali. Siamo consapevoli di noi stessi, consapevoli della nostra identità individuale; e tuttavia quando cerchiamo un sé indipendente all’interno del nostro mondo di esperienze, non riusciamo a trovare alcuna entità di questo genere.Mediazione Familiare Sistemica 3/4: IL COUNSELING SISTEMICO NEI VARI CONTESTI

All’origine del nostro dilemma c’è la tendenza a creare le astrazioni di oggetti separati, compreso un sé separato e a credere quindi che essi appartengano a una realtà oggettiva, che esiste in maniera indipendente. Per superare la nostra ansietà cartesiana, abbiamo bisogno di pensare in modo sistemico, spostando l’attenzione concettuale dagli oggetti alle relazioni. Solo allora possiamo renderci conto del fatto che l’identità, l’individualità e l’autonomia non implicano separazione e indipendenza”. Una società separata, che non riconosce i principi di connessione, fondata sul semplificazionismo della produttività a tutti i costi è una società che non riconosce l’importanza della rete della vita. E’ come credere che l’ambiente naturale consista di parti separate che diversi gruppi di interesse possono sfruttare e questa visione frammentata prevede la presenza di stati diversi, razze diverse, gruppi politici e religiosi diversi. Il credere che queste parti siano separate ci svilisce e ci aliena la natura. “Riconnettersi (religio in latino) con la trama della vita è la vera essenza del fondamento spirituale dell’ecologia profonda”. (F. Capra).

Il counsellor a cui pensiamo è metaforicamente un agente per la causa della rete della vita, per la edificazione ed il mantenimento di comunità sostenibili, proprio tramite l’appoggio a singoli individui, cellule elementari della comunità stessa. Basandoci sugli stessi principi delle strutture dissipative, delle reti autopoietiche possiamo utilizzare, per aiutare l’individuo, gli stessi principi che consentono la persistenza di una visione ecologica della vita: l’ interdipendenza, il flusso ciclico delle risorse, la partnership, la flessibilità, la diversità e come conseguenza di tutto questo, la sostenibilità della vita individuale come fenomeno di mirroring della vita familiare e della vita sociale.

Il Counselling è uno dei modi di intervenire nelle relazioni di aiuto potenziando gli aspetti positivi più o meno evidenti nella relazione stessa. L’origine del Counselling si perde nella storia dell’umanità, ma nei suoi contenuti scientifici è sufficiente rifarsi all’ultimo cinquantennio.

La specificità del Counselling sta nel fatto che un soggetto con una solida preparazione in materia sarà in grado di gestire la propria intelligenza emotiva e la propria conoscenza nello specifico campo di counselling per aiutare il soggetto che ha richiesto l’aiuto a incrementare le proprie performance, la propria adattabilità, le proprie possibilità di successo nel campo indicato.Esiste dunque una specificità precisa del counselling, che si differenzia sia dalla psicoterapia sia dalla mediazione per l’interesse diverso: non alla psicopatologia, non al conflitto, ma al potenziamento.

Il Counsellor di cui parliamo è in specifico un Counsellor sistemico: è esperto in teoria della comunicazione, in intelligenza emotiva, in analisi di contesto ed applica le proprie conoscenze, in sintonia con i valori trasmessi dal codice etico, a differenti cornici per le quali sono richieste specifiche competenze di volta in volta.Possiamo dire che è necessaria una conoscenza di primo livello, trasversale, legata alle materie di base ed un secondo livello che differenzia counsellor da counsellor, che è quello appunto del campo specifico di applicazione:l’individuo, la famiglia, la scuola, la sanità, il lavoro, lo sport, il tempo libero.Il Counsellor familiare ha una specifica competenza sulle diverse fasi del ciclo vitale e aiuta la famiglia a trovare equilibri e risorse nelle diverse fasi di sviluppo: la nascita di un figlio, le prime fasi di sviluppo, il rientro al lavoro, il cambiamento di residenza, il pensionamento e così via. Un servizio, quello del counsellor familiare, che vanta anche in Italia molte decine di anni di esperienza, dai consultori cattolici a quelli dei comuni, dimostrando tutte le sue potenzialità applicative, quando ad esempio riesce a determinare la nascita di gruppi di persone, che con il semplice appoggio di un counsellor esperto, trovano nuove risorse, formano gruppi di auto aiuto, trovano modalità di soluzione dei problemi non collegate al mondo della malattia, della psicopatologia, della cura medica, ma viceversa scoprendo Mediazione Familiare Sistemica 3/4: IL COUNSELING SISTEMICO NEI VARI CONTESTI

in sé stessi o nel proprio vicino le forze per risolvere i tanti e normali problemi della vita quotidiana.Mediazione Familiare Sistemica 3/4: IL COUNSELING SISTEMICO NEI VARI CONTESTI

Il Counsellor scolastico avrà specifiche conoscenze psicopedagogiche e della realtà scolastica in cui è chiamato a operare. Essendo il campo applicativo così differenziato, dai nidi, siano essi statali, comunali, privati o aziendali, fino alle Università, sarà necessaria una ulteriore sottospecializzazione di conoscenze legate al contesto specifico di applicazione. Negli USA e in Inghilterra la figura del Counsellor scolastico è centrale nell’organizzazione ed a questa è delegato il compito di migliorare le possibilità dei singoli studenti di adattarsi al contesto scolastico. L’ introduzione stabile di una tale figura in Italia è quanto mai auspicabile, date le evidenti difficoltà di sistema nel riuscire a permettere ad un contenitore tanto importante e tanto sfruttato e dunque scarico di energie di trovare nuova linfa per affrontare temi tanto ostici e complessi da affrontare, come appunto l’inserimento scolastico dei soggetti handicappati, l’immigrazione, i bambini con difficoltà di apprendimento, con disturbi di condotta od emozionali e così via. L’ attuale tendenza a sanitarizzare i problemi costituisce una ulteriore fonte di rischio di trattamento improprio e potenzialmente dannoso, mentre l’intervento di ricerca di soluzioni di ascolto ed empowering, di promozione dell’ intelligenza emotiva, può divenire un semplice ed efficace strumento di aiuto.

Il Counsellor sanitario trova la sua applicazione di lavoro nei più disparati rami della medicina: dalla pediatria alla geriatria, dall’ oncologia alla cardiologia fino alla medicina dei trapianti e a qualsiasi altro settore dove la necessità psicoeducazionale e di consiglio attivo al ricercare e promuovere stili di vita sani dimostra tutta la sua efficacia. In fondo il medico è da sempre un counsellor naturale. Peccato che nessuno, almeno fino al recente ieri, si è mai sognato di inserire nei programmi di studio della facoltà di medicina e chirurgia e delle decine e decine di varie specialità le tecniche e le teorie delle discipline connesse al tema del Counselling.

Il Counsellor del lavoro avrà specifiche competenze in materia, sarà particolarmente necessario in relazione all’ entrate ed uscite dal contesto di lavoro, potrà arricchire il ruolo dell’orientatore al lavoro, dovrà confrontarsi con i cacciatori di teste e i tagliatori di teste che le aziende nominano nel proprio interesse, fino a descrivere una realtà nuova di valori condivisi fra individuo ed azienda, unico modo per promuovere salute ed interesse nel mondo del lavoro oltre la logica del primo e secondo novecento, dei comunismi e liberismi, della contrapposizione fra datore di lavoro e lavorante.

Il Counsellor può utilizzare il proprio saper essere e saper stare in ogni diverso contesto, ma la sua forza principale, in quanto counsellor sistemico, sarà quella di saper relazionarsi con l’individuo, meglio del personal coacher che tanto si è diffuso nell’ultimo periodo negli Stati Uniti e anche in Italia. Saprà offrire ai soggetti che si rivolgeranno a lui capacità di ascolto, d’ interazione empatica, di analisi fine dei contesti, di individuazione delle aree di forza e delle linee di debolezza, per lo sviluppo di modelli di comportamento adatti al contesto e soprattutto rispondenti alle necessità autentica di buona salute emozionale del soggetto stesso.

Il Counsellor infine è una sorgente di ricchezza per lo psicologo, per lo psicoterapeuta, per il medico, per il mediatore per lo psicopedagogista e per quanti altri operano nel campo della relazione di aiuto. Lo è perché il campo dei bisogni è infinito e la cultura relazionale ed emozionale è debolissima.

Non è possibile che i bisogni di base relazionali dei differenti contesti di appartenenza siano soddisfatti da un numero pur ampio di professionisti dei diversi campi. Da qua il bisogno di un sapere di base, attivo ed efficace nell’orientare alle soluzioni i clienti; dall’auto risposta fino alla ricerca dello specialista necessario; questo è uno dei compiti e una delle possibilità che la figura del counsellor offre: non temano gli psicologi di perdere lavoro con l’avvento della figura del counsellor; questa saprà invece promuovere la necessità umana di ricorrere a esperti per risolvere i problemi quando necessario ma soprattutto arricchirà il campo dei valori nell’interazione fra individuo e società, ampliando la capacità degli interlocutori di lettura delle infinite metafore che la vita ci mette di fronte quotidianamente e alle quali spesso l’umanità risponde non per il loro significato simbolico, ma per il loro messaggio immediato. Il Counsellor sarà in grado di portare un messaggio di aiuto alle persone che lo richiedono e questo messaggio sarà in grado di indirizzare il richiedente a utilizzare le proprie energie per meglio affrontare i problemi

Perché dunque il Counselling? Il Counselling è una competenza comunicativa, una risorsa utile per affrontare i problemi emozionali, sociali, di salute, culturali e lavorativi della persona. Permette l’acquisizione di capacità di ascolto per trattare situazioni di difficoltà non necessariamente di tipo psicologico o patologico. E’ un’attività professionale che può essere svolta in ambito educativo (scuole, centri di ascolto), sanitario (ospedali, ambulatori, gruppi di autoaiuto), aziendale (orientamento professionale, formazione).All’interno delle varie attività lavorative è sempre più sentita l’esigenza di momenti e situazioni di ascolto, di relazione d’aiuto per orientarsi, chiarire, riflettere, prendere decisioni.Contemporaneamente, diventa sempre più urgente anche l’esigenza di migliorare la propria capacità comunicativa da parte di tutti i professionisti che intervengono a diretto contatto con la persona con compiti di informazione, assistenza, cura, educativi, ecc.

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